L’evoluzione della giurisprudenza: valenza legale degli “screenshot”
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La sentenza n°8736 del 22/02/2018 della V Sezione della Cassazione penale ha stabilito che gli “screenshot” rappresentano una prova legale a tutti gli effetti a prescindere dalla loro autenticazione. La tematica inevitabilmente coinvolge problematiche di diritto civile e penale, che viste le differenze delle regole procedurali non sempre risultano assimilabili.

Nel processo civile, nel rispetto del principio della tipicità della prova, che prevede che le parti in causa possano utilizzare solamente gli strumenti previsti dal codice come: testimonianza, giuramento, interrogatorio formale, scritture private o atti pubblici. La valenza probatoria degli screenshot è assicurata nell’art. 2712 c.c alla voce Riproduzioni meccaniche “Le riproduzioni fotografiche, informatiche o cinematografiche, le registrazioni fonografiche e, in genere, ogni altra rappresentazione meccanica di fatti e di cose formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime”. 

La Cassazione ha stabilito che non basta presentare una stampa della pagina web, ma è indispensabile depositare una copia autenticata. Per autenticare un documento virtuale è stata introdotta dal 2009 la marca tempore, un comodo strumento che permette di attribuire al documento una data e ora ed altre informazioni generando un codice hash, ossia, un’impronta digitale del file analizzato. Se non si vuole usare la marca temporale, si può ricorrere dal notaio che dopo le opportune verifiche, autenticherà lo screenshot oppure in alternativa si possono utilizzare dei testimoni che dia attendibilità e veridicità allo screen.

Nel processo penale la valutazione del valore legale degli screenshot è invece essenzialmente affidata all’analisi dell’art. 189 c.p.p.: “Quando è richiesta una prova non disciplinata dalla legge, il giudice può assumerla se essa risulta idonea ad assicurare l’accertamento dei fatti e non pregiudica la libertà morale della persona. Il giudice provvede all’ammissione, sentite le parti sulle modalità di assunzione della prova.») e dell’art. 234 c.p.p. (Prova Documentale “È consentita l’acquisizione di scritti o di altri documenti che rappresentano fatti, persone o cose mediante la fotografia, la cinematografia, la fonografia o qualunque altro mezzo”). Norme, queste due ultime, che però trovano un importante vincolo nell’art. 8 della L. 48/2008 (“Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla criminalità informatica, fatta a Budapest il 23 novembre 2001, e norme di adeguamento dell’ordinamento interno”) che, in relazione ai mezzi di ricerca della prova, sottolinea la necessità dell’adozione di «misure tecniche dirette ad assicurare la conservazione dei dati originali e ad impedirne l’alterazione”.

La sentenza pronunciata dalla V Sezione della Cassazione penale ha stabilito che: “l’estrazione di dati archiviati in un supporto informatico non costituisce accertamento tecnico irripetibile anche dopo l’entrata in vigore della L. 18 marzo 2008, n. 48, che ha introdotto unicamente l’obbligo per la polizia giudiziaria di rispettare determinati protocolli di comportamento, senza prevedere alcuna sanzione processuale in caso di mancata loro adozione, potendone derivare, invece, eventualmente, effetti sull’attendibilità della prova rappresentata dall’accertamento eseguito”.

I dati di carattere informatico contenuti nel computer, in quanto rappresentativi di cose, rientrano tra le prove documentali e l’estrazione dei dati è una operazione meramente meccanica, sicchè non deve essere assistita da particolari garanzie”.

Precedentemente era già stato stabilito che i fotogrammi estratti da Google Earth costituiscono prove pienamente utilizzabili.

La sentenza analizzata, dunque, consente di utilizzare un documento e di servirsene per rafforzare il convincimento del giudice a prescindere dalla circostanza che esso provenga da un pubblico ufficiale o che sia stato autenticato attraverso un intervento notarile.

Probabilmente questa è una scelta imprudente, in cui le ragioni di diritto sembrano piegate alle logiche della giustizia: il reperimento celere e senza troppe regole di fonti di prova suscita non poche perplessità considerando che i dati informatici sono intrinsecamente caratterizzati da volatilità, alterabilità e modificabilità.

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