Il pignoramento presso terzi e le tutele
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La Corte di Cassazione si è espressa in materia di pignoramento presso terzi con la sentenza n. 10912 del 5 maggio 2017.

Nel caso dell’espropriazione presso terzi, infatti, la legge prevede che il terzo effettui la dichiarazione con cui confermare la presenza o meno dei beni pignorati presso di sè.

Nell’espropriazione presso terzi, il terzo che viene pignorato, fa una dichiarazione positiva secondo l’articolo 547 c.p.c. Ma si rende conto di essere incorso in un errore, può revocare la sua dichiarazione fino all’ordinanza di assegnazione. Se invece l’errore emerge dopo la pronuncia si può ricorrere contro secondo l’articolo ex 617 c.p.c.

In assenza di revoca od impugnativa, l’ordinanza di assegnazione e’ un provvedimento irretrattabile, e nell’esecuzione forzata iniziata sulla base di essa contro il terzo pignorato, a questi non è consentito (ormai assunta la veste di debitore esecutato) nessuna ulteriore contestazione, salvo che concerna fatti sopravvenuti.

Nel caso di specie dove l’ordinanza di assegnazione è stata correttamente impugnata dal terzo, doveva essere rimossa.
Quando il terzo pignorato intenda opporre al creditore assegnatario fatti estintivi o impeditivi della sua pretesa, come, ad esempio, l’avvenuto pagamento del debito nelle mani del creditore procedente, sopravvenuti alla pronuncia dell’ordinanza, oppure per contestare che le somme indicate nel precetto siano dovute (Cass. n. 11493/2015).

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