Entrata in vigore della GDPR: l’Italia non è ancora pronta
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Come ormai sappiamo il 25 maggio 2018 è entrato in vigore in tutta Europa il Regolamento generale per la tutela dei dati personali (GDPR). In tutti gli Stati membri le leggi nazionali di tutela e protezione dei dati personali, In Italia il D.Lgs. n. 196/2003, non sono quindi più applicabili, per lo meno nelle parti in contrasto e disciplinate direttamente dal Regolamento Ue in esame.

Per questo motivo, in Italia, sarebbe stato auspicabile che il Governo fosse riuscito ad esercitare la delega ad esso assegnata con Legge n. 163/2017 art. 13. Tale ultima disposizione, in particolare, prevedeva che il Governo, entro sei mesi dalla pubblicazione della stessa Legge di delega, provvedesse ad adottare un decreto legislativo di adeguamento della normativa italiana al GDPR, con riguardo unicamente alle materie in cui lo stesso GDPR contempla la competenza delle normative nazionali. Purtroppo, come risaputo, la suddetta delega non è stata esercitata nei termini previsti.

Al Governo è concessa una proroga di 3 mesi in base alla previsione dell’art. 13 Legge m. 163/2017 che a sua volta rimanda alla Legge n. 234/2012. Quest’ultima ha la funzione di prorogare di 3 mesi il termine di scadenza una volta che gli schemi dei decreti delegati vengono inviati alle Commissioni parlamentari e manchino meno di 30 giorni alla scadenza della delega. Questo significa che la delega scadrà il 22 agosto 2018.

In poche parole la soluzione più coerente con il sistema è che il nostro Codice privacy non possa più essere applicato, almeno nelle parti in contrasto con il GDPR.
È già chiarito e messo in atto che dal 25 maggio, sia in Italia che negli altri Paesi membri Ue, si debba applicare il GDPR con la relativa disapplicazione delle parti in contrasto del Codice della Privacy. In seguito, quando il governo avrà adottato il proprio Decreto delegato di cui alla Legge n. 163/2017 (si è detto, entro e non oltre il 21 agosto 2018) il GDPR sarà pienamente integrato alla nostra normativa nazionale.

Il Garante privacy italiano, in data 22 maggio 2018, ha già espresso parere positivo sulla stesura del medesimo decreto e che ora deve passare al vaglio delle Commissioni di Senato e Camera.

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